Poesia

…Io trovo i miei versi intingendo il calamaio nel cielo.

10 settembre 2014

“Io trovo i miei versi intingendo il calamaio nel cielo…”

Una sigaretta sempre accesa, due occhi che sanno vedere ciò che è precluso ai più, e nel petto un cuore che batte emozioni.

Ci piace inaugurare così la rubrica dedicata alla poesia, con una frase di Alda Merini. Un omaggio ad una poetessa contemporanea che ha saputo riempire con le sue parole 80 anni della nostra vita.

Bipolare, non ammessa al liceo per non aver superato la prova di italiano, una vita trascorsa tra sprazzi di estrema creatività e l’orrore delle Cliniche psichiatriche dove venne sovente ricoverata, Alda Merini è senza dubbio la poetessa italiana più importante del ‘900 italiano. Nata a Milano il 21 marzo 1931 da famiglia di modeste condizioni economiche, il suo talento artistico venne scoperto da Giacinto Spagnoletti  appena quindicenne.  Ma poco dopo Alda incontra le “prime ombre della sua mente” e viene internata

in una clinica milanese per un mese. La prima pubblicazione di una sua opera avviene nel 1950. Nonostante il dolore dei 46 elettroshock subiti, la sua mente non si spenge, anzi, si apre sempre più ed Alda scrive, scrive, scrive… E ci regala una immensa produzione di poesie, scritti ed aforismi, che hanno dato vita ad una produzione letteraria veramente importante, con pubblicazioni durate sino al 2010, quando esce l’album postumo Una piccola ape furibonda – Giovanni Nuti canta Alda Merini, contenente otto poesie inedite ed una ghost track con Alda Merini che canta assieme a a Giovanni Nuti Prima di venire.

Pochi hanno capito che la sua poesia era nata a prescindere da tutto e da tutti. “È una forza che nasce in me, come una gravidanza che deve essere portata a termine. Molti mi considerano la poetessa della pazzia. Ma chi si è accorto che sono la poetessa della vita? ”

La poetessa della pazzia si spenge a Milano il 1° novembre 2009. Di lei restano una targa sulla parete della sua casa sui Navigli a Milano, l’odore delle sue mille sigarette ed un milione di parole che non potranno mai essere cancellate.

Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’ orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

La mia poesia è alacre come il fuoco
trascorre tra le mie dita come un rosario
Non prego perché sono un poeta della sventura
che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,
sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida,
sono il poeta che canta e non trova parole,
sono la paglia arida sopra cui batte il suono,
sono la ninnanànna che fa piangere i figli,
sono la vanagloria che si lascia cadere,
il manto di metallo di una lunga preghiera
del passato cordoglio che non vede la luce.

Alda Merini, da “La volpe e il sipario”

 

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