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L’arte è quella menzogna che ti permette di comprendere la verità. Omaggio a Pablo Picasso

25 ottobre 2015

Nasceva oggi a Malaga, nel 1881, uno dei geni indiscussi del ‘900, Pablo Ruiz y Picasso. Certamente tutti conosciamo il grande artista come un pittore, dato che nella sua longeva vita durata ben 91 anni ha regalato all’umanità i capolavori che oggi arricchiscono Musei e Collezioni private, e che infiammano ancora il cuore dei collezionisti che si possono permettere una delle sue opere.

Ma c’è un lato più intimo e segreto del grande artista, un lato che non molti conoscono, ma che interessa però il nostro Blog letterario: il Picasso poeta o meglio, non-poeta.

La poesia di Picasso non è altro che il prolungamento della propria arte pittorica e l’artista adatta a sé le parole come riesce a fare con gli oggetti nella pittura. Ed ecco che le regole grammaticali vengono ribaltate nella creazione di un linguaggio estremamente personale, e la poesia assume i colori forti, spesso violenti che caratterizzano l’opera di Picasso.

Quando qualcuno gli fece notare i suoi errori d’ortografia,  Picasso rispose: “Ebbene? Dagli errori si riconosce la personalità, hombre! Se mi mettessi a correggere di cui mi parli, per accordare le parole con delle regole che non hanno nulla a che vedere con me, ciò che è mio si perderebbe nella grammatica che non ho mai assimilato; preferirei inventarne una per la mia fantasia, piuttosto che costringere le mie parole in un ordine che non mi è proprio”.

Uno dei temi più cari a Picasso è sempre stato il tempo. Per il pittore noi tutti siamo prigionieri del tempo che passa irrimediabilmente, e come nella sua pittura anche la poesia ne è condizionata, e la lirica descrittiva della sua opera la possiamo apprezzare in questi versi:

Le ore cadono nel pozzo
e s’addormentano per sempre
ogni orologio che batte la sua campana
sa già ciò che è
e non si fa illusioni.

L’opera di Pablo Picasso nel campo poetico letterario è sempre stata ampiamente discussa; c’è chi lo ha venerato come un dio, attribuendogli la funzione di ispiratore dei poeti surrealisti, e c’è chi invece ha considerato i versi del pittore come semplici esercizi di scrittura automatica, di getto. Il risultato che ne esce è sicuramente lo stesso dei suoi quadri, dove le parole si disperdono come rami tagliati per riunirsi ad altre parti del tronco, in un ordine apparentemente illogico, sicuramente non canonico ma vero, come i volti ritratti nella sua pittura. Non vogliamo esprimere opinioni sulle poesie di Picasso, ma ve ne citiamo una tra tante, presa a caso. Leggetela, e vi troverete il pennello e la tavolozza di Pablo Picasso.

PABLO PICASSO

SENZA TITOLO

lingua di fuoco sventaglia il suo viso nel flauto la coppa
che cantando corrode la pugnalata dell’azzurro
così grazioso
che seduto in un occhio del foro
iscritto nel suo capo adorno di gelsomini
aspetta che gonfi le vele il pezzo di cristallo
che ammantellato nel fendente a due mani
gocciolando carezze
divide il pane fra il cieco e la colomba color lilla
e assale con tutta la sua cattiveria le labbra del limone in fiamme
il corno contorto
che spaventa coi suoi gesti di addio la cattedrale
che sviene fra le sue braccia senza un olé.
mentre scoppia nel suo sguardo la radio di prima mattina
che fotografando nel bacio una cimice di sole
si mangia l’odore dell’ora che cade
e trapassa la pagina che vola
distrugge il rametto che porta infilato nell’ala che sospira
e la paura che sorride
il coltello che salta dalla gioia
lasciando ondeggiare ancora oggi come vuole e in qualsiasi modo
al momento esatto e opportuno
sull’orlo del pozzo
il grido della rosa
che gli getta la mano
come un’elemosina.

28 novembre 1935

 

 

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