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Voltaire, Candido e l’ottimismo. Dalle macerie di una tragedia nasce un capolavoro intramontabile.

26 luglio 2015

1 novembre 1755. Un terremoto del 9° grado della scala Richter rade al suolo Lisbona. Il sisma genera uno tsunami di oltre 15 metri, che si abbatte sulla città con una forza distruttrice tale che quasi 90.000 persone, due terzi della popolazione della città, perdono la vita. Ma questa immane catastrofe non distrugge solo la città di Lisbona, ma anche il modo di pensare e la riflessione filosofica del Settecento.
E sulla scia di queste emozioni, Francois-Marie Arouet, meglio conosciuto come Voltaire (1694-1778), scrive nel 1759 il suo Candido o l’Ottimismo, un’opera a metà strada tra un romanzo di viaggi ed un racconto filosofico, che segue il Poema sul disastro di Lisbona, pubblicato nel 1756. Il romanzo vuole dare una netta contrapposizione al pensiero di Gottfried Leibniz, filosofo tedesco assertore della teoria ultra ottimistica del “Tutto va nel migliore dei modi nel migliore dei mondi possibile“.

Candide 3 route

Candido è un giovane buono ed ingenuo, che vive in Vestfalia nel castello del Barone Thunder-Ten Tronckht, il quale ha una bellissima figlia, Cunegonda. I due giovani studiano con il precettore Pangloss, discepolo di Leibniz, il quale instilla loro la dottrina leibniziana, e tutto pare andare per il meglio fino a quando, per un bacio della bella Cunegonda, Candido viene cacciato dal castello, ed inizia suo malgrado un lunghissimo peregrinare che lo porterà a visitare tutto il mondo allora conosciuto.
Candido conoscerà persone a cui si legherà per la vita, come il meticcio spagnolo Cacambo, e verrà a contatto con ogni tipo di violenza commessa dagli uomini verso i propri simili, donne, schiavi di colore, persone di credi differenti, nemici di guerra. Ma tutte le controversie e le disavventure che puntualmente si succedono non smontano l’ottimismo del giovane, il quale cercherà comunque “di vivere nel miglior modo possibile“, stigmatizzando così il precetto sul quale Leibniz montò il cardine della propria filosofia.
Il messaggio che passa è di forte e sarcastica ironia, e l’illuminista Voltaire con questo romanzo cerca così di spiegare che l’uomo deve occuparsi di cose concrete che riguardino il proprio benessere fisico, morale ed intellettuale, discostandosi invece dalle idee e dagli eccessi che possano condurre alla violenza ed al fanatismo.
La felicità è quindi il “poter coltivare il proprio orto“, frase con cui Voltaire conclude il suo romanzo.
Il Candido di Voltaire, stampato simultaneamente a Parigi e Ginevra, per il successo ottenuto fu ristampato nello stesso anno anche in italiano. Per il contenuto decisamente forte per l’epoca, la stampa fu clandestina e nessuno Stampatore ebbe l’ardire di porre la propria marca su nessuna copia del Candido. Anche per questo non è possibile sapere dove effettivamente è avvenuta fisicamente la stampa della versione italiana. Il Candido fu messo poi all’indice nel 1762, l’anno successivo alla pubblicazione della seconda parte.
Su Copernicum, oltre alle varie edizioni successive, potrai trovare anche la Prima Edizione italiana del Candido o l’Ottimismo del Sig. Dott. Ralph del 1759esemplare considerato estremamente raro a livello collezionistico.

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