Antico Manoscritto Medico Neurologia

Antico Manoscritto Medico Neurologia - sconosciuto -

Descrizione

Lettera rinascimentale scritta da un medico specializzato in neurologia, a seguito di richiesta di consulto per come curare una donna colpita da ictus.

Nella lettera il medico prima ringrazia l'interlocutore per una gentilezza ricevuta nelle feste di Natale, poi inizia l'anamnesi della paziente, alla quale diagnostica un "Accidente Apoplettico" (così era chiamato l'ictus nel Rinascimento) con conseguente perdita della favella e paralisi di una parte del corpo, soprattutto un braccio. 

Il medico spiega il superamento della teoria galenica in cui si credeva che l'ictus avvenisse a causa di un'ostruzione dei "ventricoli del cervello che impediscono il passaggio dello spirito animale", ciò che secondo Galeno regolava movimento, percezione e sensi, scrivendo invece che "... i megliori medici dicono che proceda o da un coagulo di sangue comprimente la sustanza medullare del cervello e del cerveletto, o un afflusso di serosità che inonda et empie i pori et i meati dello stesso, e ne impedisce il transito agli spiriti donde ne succede l'Apoplexia".

Lo stato di confusione diagnostica e la transizione che si evince dallo scritto del medico può quindi datare il prezioso documento alla fine del 1500 inizi 1600, quando stava serpeggiando tra la comunità medica una vera e propria aria di rivoluzione, sul clamore dell'importantissimo testo di Vesalio De Humani Corporis Fabrica dato alle stampe nel 1542 in cui le teorie di Galeno venivano ribaltate e venivano gettate le basi della medicina moderna.

Il medico procede poi con la prescrizione terapeutica per la cura dell'Apoplexia, che consiste in una serie di salassi dal braccio buono, in quanto, scrive il medico, Ippocrate dice che "...bisogna proximum ventre pumpare et proximum ventre incidere".  Prescrive inoltre unzioni con balsamo negro e olio di castoro (l'olio di ricino), spirito di sale (acido cloridrico), quintessenza di salvia e rosmarino ( secondo la medicina di Paracelso) e corroborare le parti con "legni cefalici" per 40 gg. e la sera somministrare Mitridato (la panacea universale altresì nota come Teriaca).

A questo punto, dopo aver menzionato un Rineno ed un Lazzaro Cazzani, il medico scrive una nota molto molto interessante:

"... haverò caro come sia passata la cura et per preservare et prevenire simili accidenti non saraà improprio a suo tempo il longo uso del caffè Santo mi occorre dirlo rimettendomi al (...)giudizio di (...) la reverisco.

Questa nota apre uno scenario molto interessante, in quanto ad oggi non è noto nessun uso od applicazione medicamentosa del caffè nel Rinascimento, pianta da poco conosciuta in Europa e di cui si hanno nebulose notizie di un certo utilizzo nella Venezia del XVI° secolo. Ai cacciatori di curiosità l'arduo compito di dirimere questo interrogativo!

La lettera si conclude con una serie di annotazioni che potrebbero essere rimandi o firma a noi incomprensibile; si può leggere soltanto Qercetano Maiori, forse un rimando a Joseph Duchesne detto Giuseppe Quercetano ( 1544 - 1609) ulòteriore elemento di datazione del manoscritto.

 


Condizioni

Ottime condizioni considerata l'età. Leggero arricciamento dei bordi che non compromette minimamente la lettura. Nessuna perdita di testo.


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